DIRITTO DI CRITICA DEL LAVORATORE

DIRITTO DI CRITICA DEL LAVORATORE

 

Cass. Civ., Sez. lav., 18.9.2013, n. 21362

L’esercizio da parte del lavoratore del diritto di critica nei confronti del datore di lavoro, con modalità tali che, superando i limiti della continenza sostanziale (nel senso di corrispondenza dei fatti alla verità, sia pure non assoluta ma soggettiva) e formale (nel senso di misura nell’esposizione dei fatti), si traducano in una condotta lesiva del decoro dell’impresa datoriale – suscettibile di provocare, con la caduta della sua immagine, anche un danno economico in termini di perdita di commesse e di occasioni di lavoro – è comportamento idoneo a ledere definitivamente la fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro, integrando la violazione del dovere scaturente dall’art. 2105 c.c., e può costituire giusta causa di licenziamento.

[Lex 24, www.lex24.ilsole24ore.com]

 

Corte d’Appello di Bologna, Sez. lav., 5.8.2009, n. 447

Nella valtazione del legittimo esercizio del diritto di critica, il requisito della continenza c.d. Formale, comportante anche l’osservanza della correttezza e civiltà delle espressioni utilizzate, è attenuato dalla necessità, a esso connaturata, di esprimere le proprie opinioni e la propria personale interpretazione dei fatti, anche con espressioni astrattamente offensive  esoggettivamente sgradite alla persona cui sono riferite.

[www.dejure.it]

 

 

Cass. Civ., Sez. lav., 10.12.2008, n. 29008

La forma della critica non è civile non soltanto quando è eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire o difetta, di serenità od obiettività o, comunque, calpesta quale minimo di dignità e di immagine cui ogni persona fisica o giuridica ha sempre diritto, ma anche quando non è improntata a leale chiarezza; ciò si riscontra allorquando si ricorra al “sottinteso sapiente”, agli accostamenti suggestionanti, al tono sproporzionalmente scandalizzato e sdegnato, specie nei tioli di articoli o pubblicazioni e, quindi, in generale nelle manifestazioni pubbliche, o comunque all’artificiosa e sistematica drammatizzazione con cui si irferiscono notizie neutre, nonché alle vere e proprie insinuazioni.

[Lex 24, www.lex24.ilsole24ore.com]

 

 

Cassazione civ., Sez. lav., 14.6.2004, n. 11220

L’obbligo di fedeltà, la cui violazione può rilevare come giusta causa di licenziamento, si sostanzia nell’obbligo di un leale comportamento del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e va collegato ocn le regole di correttezze e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. Il lavoratroe, pertanto, deve astenersi non solo dai comportamenti espressamente vietati dall’art. 2105 c.c., ma anche da tutti quelli che, per la loro natura e per le loro conseguenze, appaiono in contrasto con i doveri all’inserimento del lavoratore nella struttura e nell’organizzaizone dell’impresa stessa o sono idonei, comunque, a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto stesso.

Il rapporto di lavoro a tempo determinato, al di fuori del recesso per giusta causa ex art. 2119 c.c., può essere risolto anticipatamente non per giusitficato motivo oggettivo ai sensi della legge 15

[Lex 24, www.lex24.ilsole24ore.com]

 

 

Cass. Civ., Sez. lav., 16.5.1998, n. 4952

Non è certo consentito richiamarsi al diritto di critica per legittimare una condotta diretta in modo ripetuto a ledere il prestigio e il decoro di una persona con ingiurie e diffamazioni sulla base di condotte aventi finalità diverse da quelle che si vorrebbero accreditare, o di fatti che, pubblicamente denunziati come accaduti, si rivelano poi come non veri o verificatisi con modalità che, sebbene oggettivamente idonee a privare i fatti stessi di ogni capacità offensiva, vengono sistematicamente sottaciute.

[Lex 24, www.lex24.ilsole24ore.com]

 

 

 

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